Presenti stand delle imprese dell’agroalimentare del Progetto CompraSud: oltre a Cantine Enodelta, Cundari Produzione Torroni e Ager Sabini srl, nuova impresa associata, che è stata presentata dai titolari.
Un video ha illustrato l’attività delle imprese del Progetto CompraSud. Per quelle presenti, l’incontro è stata un’occasione di contatto con nuovi clienti e con le altre imprese associate, nella prospettiva di fare rete tra loro, che è uno degli obiettivi del Progetto CompraSud.
Antonio Caputo, con i figli Nicola e Annina, titolari di Cantine Enodelta, hanno presentato al pubblico l’impresa, che si è ritagliata, con la partecipazione ai più importanti saloni del vino, uno spazio significativo tra le aziende del settore vitivinicolo.
La presentazione del Progetto CompraSud
«La spesa dei Meridionali in prodotti di consumo è di circa 72 miliardi di euro (l’ammontare di due o tre leggi finanziarie) ma per il 90% circa ritorna al Nord – e fuoriesce dal circuito economico del Sud, creando un’economia da colonia” (cfr. Paolo Savona, Riccardo De Bonis, Zeno Rotondi, “Sviluppo, rischio e conti con l’estero delle regioni italiane”, Laterza, Bari 2010)».
Qual è l’ “economia da colonia”? Quella dove non ci sono centri direttivi delle imprese, non ci sono banche di medio-grandi dimensioni, si consumano prodotti che vengono dall’esterno, mentre le produzioni locali e i marchi storici tendono a scomparire
È la fotografia del Sud, che ha perso due volte, con lo smantellamento dell’apparato industriale avvenuto dopo l’unificazione italiana – una storia che ormai si comincia a conoscere – Pietrarsa, dove si costruivano le prime locomotive dell’Italia, Mongiana, in Calabria, i Cantieri Nautici di Castellammare di Stabia, una rete di imprese che complessivamente impiegava un numero di addetti molto vicino a quello del Piemonte e superiore a quello degli altri Stati pre-unitari.
«Nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del 1,13%, quello della Lombardia di 1,37, quello della Liguria di 1,48%. Erano già trascorsi 10 anni di smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie, come le officine metallurgiche di Pietrarsa (oltre 1050 addetti prima delle unificazione ridotti a 100 nel 1875) di Mongiana, in Calabria (950 addetti nel 1850, ridotti a poche decine di guardiani nel 1873) ma l’indice di industrializzazione della Campania era ancora all’1.01», con Napoli nel dato provinciale all’1,44%, mentre Torino era all’1,41% (Carlo Ciccarelli-Stefano Fenoaltea, “Attraverso la lente d’ingrandimento: aspetti provinciali della crescita industriale nell’Italia post-unitaria”, Quaderni di Storia Economica n. 4, Banca d’Italia, Roma Luglio 2010 pp. 28-29 , tavola 2).
L’indice di industrializzazione della Sicilia era dello 0,98%, vicinissima al Veneto (0,99%).
«I livelli di partenza in campo industriale del Centro-Nord e del Sud al momento dell’unificazione non erano dissimili. Nel 1861 gli addetti impegnati nell’industria meridionali sono 1,6 milioni quelli del Centro-Nord sono meno di 1,5 milioni la percentuale della popolazione attiva che si dedica alla manifattura è superiore al Sud, il 22, 8 % per cento contro il 15.5».
In 150 anni, però l’industria al Sud non supera 1,7 milioni di occupati (5,8 milioni nel resto dell’Italia, come se il tempo di fosse fermato …. (Guido Pescosolido, in “Svimez, 150 anni di Statistiche italiane: Nord e Sud 1860-2011”, cit. in “I peggiori 150 anni della nostra storia”, Editoriale Il Giglio, Napoli 2011).
La seconda sconfitta del Sud è stata negli ’80 e ’90, con il trasferimento degli ultimi centri direzionali rimasti: la Tirrenia, le industrie dell’IRI, il Banco di Napoli…
Giulio Tremonti, economista ed ex ministro delle Finanze afferma che «il meridione d’Italia è l’unica area d’Europa che sostanzialmente è priva di banche proprie» (Intervista a Il MATTINO, 5.12.2004), e aggiunge che nel resto d’Europa esiste invece un sistema misto con banche regionali (Baviera, Paesi Baschi ecc.), mentre nel Sud Italia queste sono scomparse.
Che cosa rimane al Sud?
Il territorio, con una natura straordinaria, qui ci sono le imprese dell’agro-alimentare.
La capacità accumulata da generazioni, il know how, il saper fare.
Una rete di piccole e medie imprese, quasi sempre micro-imprese (1-9 addetti) a conduzione familiare (nel Sud si arriva al 99% del totale dell’Italia).
Qui siamo ad Acerra, nell’area Nord di Napoli: una zona dove si concentra quasi mezzo milione di abitanti, una delle più popolate della Campania con la presenza di un numero elevato di piccole e medie imprese, un ruolo importante del commercio e ancora dell’agricoltura che era la vocazione originaria di questo territorio.
Siamo partiti da qui.
Quali sono i problemi delle piccole e medie imprese?
- La distribuzione, l’accesso ai supermercati, la grande distribuzione;
- la pubblicità: prodotti di qualità non sono conosciuti dal grande pubblico e spesso neanche i marchi storici che ancora resistono.
È cominciata una spinta a comprare Sud, a scegliere i prodotti delle imprese meridionali. Ci sono imprese che rivendicano la propria origine e la storia del loro territorio. Una di queste è proprio Cantine Enodelta, dove ci troviamo, che ci ha invitato a presentare il Progetto CompraSud al quale è associata.
L’appello a comprare Sud è un buon punto di partenza, ma ci voleva di più: un progetto organizzato per aiutare le piccole imprese del Sud a superare gli ostacoli della grande distribuzione e della pubblicità e a contattare nuovi clienti.
Così è nato Progetto CompraSud: progetto perché è organizzato, è un marchio ed un logo registrati della Fondazione Il Giglio-ETS.
Progetto CompraSud propone alle imprese un patto con i consumatori: la qualità dei loro prodotti e uno sconto o una agevolazione sugli acquisti in cambio della scelta preferenziale, quello che si chiama fidelizzazione.
L’acquisizione di un cliente si chiama “costo di contatto” o “costo commerciale per cliente”.
È un costo significativo: per fare un esempio, per un‘impresa con un fatturato di 2 milioni di euro, il costo di contatto viene calcolato al 10% del fatturato, che significa 200 euro circa a cliente.
Progetto CompraSud porta alle imprese associate nuovi clienti, già sensibilizzati all’acquisto di prodotti del Sud. Lo fa con i suoi social media: il sito web, Facebook, Instagram e un Gruppo Whatsapp con il quale si può contattare direttamente l’impresa associata per informazioni sui prodotti e ordini. Potete entrare nel Gruppo, che non è una chat, è uno strumento di servizio, utile per i consumatori e per le imprese, inviando un messaggio al numero di telefono indicato sulle brochure e sul materiale del Progetto CompraSud che trovate al banco informativo.
Anche la promozione sui social è un costo significativo per le imprese la tariffe professionali medie: per un webmaster free-lance, cioè non collegato a un’agenzia, occorrono dai 200 ai 400 euro al mese per l’immissione di un numero molto ridotto di contenuti.
Poi ci sono gli incontri in presenza, come quello alla cui organizzazione Progetto CompraSud ha collaborato con Cantine Enodelta, ad Acerra, oggi 13 giugno 2026.
Allora, ecco in sintesi che cos’è Progetto CompraSud:
– la voglia di fare qualcosa di concreto per aiutare l’Economia del Sud;
– di fare un patto con le piccole imprese del Sud, tagliate fuori dai grandi circuiti di distribuzione e dalla pubblicità, anche se fanno prodotti eccellenti;
– di farlo, però, non spontaneisticamente, con appelli generici e approssimativi, ma con professionalità, che è quello che qualifica un’impresa, che è quello che serve per reggere la competizione del mercato e per crescere;
– la voglia di convincere i meridionali che “quello che è buono per l’economia del Sud è buono per te”.
